Quando si parla di olio extravergine di oliva, il bisogno di semplificazione emerge immediatamente.
Cerchiamo indicatori rapidi, numeri rassicuranti, segnali visivi che ci aiutino a decidere senza dover comprendere davvero.
Nel tempo, tre elementi sono diventati criteri quasi assoluti di giudizio: acidità, colore e prezzo.
Tre parametri citati spesso, compresi raramente, utilizzati come scorciatoie cognitive.
Il problema non è usarli.
Il problema è attribuire loro un significato che non hanno.
Acidità: un parametro legale, non sensoriale
L’acidità libera è probabilmente il dato più citato quando si parla di olio extravergine di oliva.
Spesso viene presentata come sinonimo diretto di qualità: più è bassa, migliore è l’olio.
In realtà, l’acidità è un parametro chimico, non sensoriale.
Misura la quantità di acidi grassi liberi presenti nell’olio, ed è legata soprattutto allo stato di salute delle olive e alla rapidità di trasformazione.
Un valore basso indica che il frutto non era deteriorato e che il processo è stato corretto.
Nulla di più.
L’acidità:
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non misura il profilo aromatico
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non racconta l’intensità gustativa
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non descrive la complessità sensoriale
Due oli con la stessa acidità possono essere radicalmente diversi nel gusto, nell’equilibrio e nella freschezza percepita.
Ridurre la qualità di un olio a una cifra significa confondere un requisito minimo con un criterio di valore.
Il colore: un inganno visivo
Il colore dell’olio è uno degli elementi più immediati e, al tempo stesso, più fuorvianti.
Nel tempo si è diffusa l’idea che un olio verde intenso sia necessariamente migliore di uno dorato.
Un’associazione comprensibile, ma errata.
Il colore dipende principalmente da:
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varietà di oliva
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grado di maturazione
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contenuto di clorofille e carotenoidi
Non è un indicatore di qualità assoluta.
Per questo motivo, nelle degustazioni professionali, l’olio viene assaggiato in bicchieri colorati, proprio per evitare che il colore influenzi il giudizio.
Affidarsi al colore significa lasciare che sia l’occhio a decidere al posto del palato e dell’olfatto.
E l’occhio, in questo caso, non è uno strumento affidabile.
Il prezzo: un segnale, non una garanzia
Il prezzo è forse il criterio più utilizzato e, allo stesso tempo, il più ambiguo.
Un prezzo molto basso spesso indica compromessi:
sulla materia prima, sulla resa, sulla filiera, sulla freschezza.
Ma un prezzo alto, da solo, non garantisce qualità.
Il prezzo può riflettere:
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costi produttivi reali
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scelte agricole virtuose
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piccole produzioni
Oppure:
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posizionamento di marketing
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storytelling non supportato dai fatti
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dinamiche di mercato
Senza contesto, il prezzo è un numero vuoto.
Diventa significativo solo quando è accompagnato da trasparenza, informazioni e coerenza.
Perché cerchiamo scorciatoie
Acidità, colore e prezzo hanno una cosa in comune:
sono facili da comunicare.
In un sistema che richiede velocità e semplificazione, questi parametri diventano strumenti rassicuranti.
Ci permettono di scegliere senza fermarci, senza assaggiare, senza approfondire.
Ma l’olio extravergine di oliva non è un prodotto che si presta alle scorciatoie.
È un prodotto agricolo complesso, che richiede attenzione e contesto.
Se acidità, colore e prezzo non sono sufficienti, cosa conta davvero?
Contano:
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la freschezza
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il profilo sensoriale
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l’equilibrio tra amaro, piccante e fruttato
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la coerenza tra territorio, varietà e stile produttivo
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la trasparenza della filiera
Elementi che non si riducono a una cifra o a un colore.
Elementi che richiedono tempo, ascolto e disponibilità a distinguere.
Tornare a scegliere, non solo a comprare
Il problema non è usare parametri.
Il problema è sostituire la comprensione con l’automatismo.
Quando smettiamo di distinguere, smettiamo anche di scegliere davvero.
E l’olio extravergine di oliva, più di molti altri prodotti, chiede di essere scelto con consapevolezza.
Secondo Olivarum, l’olio extravergine di oliva non può essere spiegato attraverso scorciatoie.
Non può essere ridotto a un valore numerico, a un colore o a una fascia di prezzo.
Comprendere l’olio significa accettarne la complessità.
E riconoscere che la qualità non è mai un dato isolato, ma il risultato di un equilibrio.
Questo articolo fa parte dell’Editoriale Olivarum, uno spazio dedicato alla comprensione dell’olio extravergine di oliva come prodotto agricolo, culturale e vivo.
Olivarum è una piattaforma di selezione dedicata all’olio extravergine di oliva, nata per promuovere una scelta consapevole attraverso conoscenza e contesto.