Viviamo in un tempo in cui l’olio extravergine di oliva è ovunque.
Sugli scaffali dei supermercati, nei ristoranti, nelle cucine di casa.
È diventato un prodotto quotidiano, apparentemente semplice, apparentemente scontato.
Ed è proprio qui che nasce l’equivoco.
L’olio extravergine di oliva, così come lo intendiamo oggi, viene trattato come una commodity: un bene standardizzato, intercambiabile, valutabile quasi esclusivamente in base al prezzo. Un prodotto che dovrebbe essere sempre uguale a sé stesso, disponibile in ogni momento dell’anno, stabile nel tempo.
Ma l’olio extravergine di oliva, per sua natura, non lo è.
È un prodotto che richiede tempo, contesto e attenzione per essere compreso.
Che cos’è una commodity
In economia, una commodity è un bene fungibile.
Un bene che non ha identità propria, che può essere sostituito con un altro equivalente senza che il consumatore percepisca differenze sostanziali.
Il grano, il petrolio, lo zucchero.
Prodotti misurabili, standardizzabili, replicabili su larga scala.
Una commodity non racconta una storia.
Non ha stagionalità percepibile.
Non cambia da un luogo all’altro in modo significativo.
L’olio extravergine di oliva, invece, fa esattamente il contrario.
Un prodotto agricolo vivo
L’olio extravergine di oliva è un prodotto agricolo vivo.
Nasce da un frutto, non da un processo industriale.
È il risultato di:
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un’annata climatica specifica
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un territorio preciso
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una varietà di oliva
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una raccolta
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un tempo di frangitura
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una scelta produttiva
Ogni olio è figlio di una combinazione irripetibile di fattori.
Non esistono due annate identiche.
Non esistono due territori sovrapponibili.
Non esistono due oli davvero uguali.
E soprattutto: l’olio cambia nel tempo.
Evolve, si ossida, perde freschezza. Non è eterno, non è stabile, non è immutabile.
Trattarlo come una commodity significa negare la sua natura.
L’illusione della standardizzazione
Per rendere l’olio compatibile con la logica industriale, abbiamo costruito un’illusione: quella della standardizzazione.
Abbiamo imparato ad aspettarci:
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lo stesso gusto tutto l’anno
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lo stesso colore
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la stessa “qualità percepita”
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una durata di mesi, se non anni
Ma questa aspettativa non nasce dall’agricoltura.
Nasce dalla necessità di adattare un prodotto vivo a una filiera che richiede stabilità, prevedibilità, margine.
Il risultato è un olio che spesso risponde ai parametri di legge, ma ha perso gran parte della sua identità sensoriale, territoriale e culturale.
Il prezzo come unico criterio
Quando un prodotto diventa una commodity, il prezzo diventa l’unico linguaggio possibile.
E l’olio extravergine di oliva non fa eccezione.
Eppure il prezzo, da solo, non racconta:
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la freschezza dell’olio
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il lavoro agricolo
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la cura nella produzione
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la scelta di non forzare la resa
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la rinuncia a compromessi industriali
Ridurre l’olio a una cifra significa ridurlo a qualcosa che non è.
Una perdita culturale prima che alimentare
Il problema non è solo gastronomico.
È culturale.
Per secoli, l’olio d’oliva è stato un bene prezioso, stagionale, instabile.
Si produceva, si conservava con attenzione, si utilizzava con consapevolezza.
Oggi lo trattiamo come un prodotto neutro, indistinto, sempre disponibile.
Abbiamo perso il rapporto con il tempo, con l’attesa, con la differenza.
E quando perdiamo la capacità di distinguere, perdiamo anche la capacità di scegliere.
Riconoscere l’olio per ciò che è
Dire che l’olio extravergine di oliva non è una commodity non significa creare élite o rendere il prodotto inaccessibile.
Significa riconoscerne la complessità.
Significa accettare che:
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non tutti gli oli sono uguali
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non tutte le annate sono equivalenti
-
non tutte le bottiglie raccontano la stessa storia
Significa tornare a considerare l’olio come ciò che è sempre stato:
un prodotto agricolo, culturale, vivo.
Una presa di posizione
Secondo noi, l’olio extravergine di oliva non può essere ridotto a un prodotto indifferente.
Non può essere spiegato solo con parametri tecnici.
Non può essere scelto solo in base al prezzo.
L’olio è un atto agricolo prima che commerciale.
E comprenderlo è il primo passo per restituirgli valore.
Questo articolo fa parte dell’Editoriale Olivarum, uno spazio dedicato alla comprensione dell’olio extravergine di oliva come prodotto agricolo, culturale e vivo.
Olivarum è una piattaforma di selezione dedicata all’olio extravergine di oliva, nata per promuovere una scelta consapevole attraverso conoscenza e contesto.